PRIMA DEL TANGO E DURANTE

01.08.2014 14:52

PRIMA DEL TANGO E DURANTE

Non è possibile entrare nell’ambito del tango senza considerare la situazione storica in cui si è determinata  quella connessione di aspetti che hanno contribuito alla sua configurazione: se il tango è un linguaggio che va oltre il timbro ritmico, se il tango è un linguaggio musicale e gestuale, corporeo,  che rievoca e di volta in volta rinnova particolari stati emozionali nelle sue manifestazioni, è naturale che la sua comprensione implichi la ricerca delle sue radici, la ricerca dell’origine, delle possibili cause che hanno determinato l’esigenza di un tale modo comunicativo.

“El idioma del brazo”, il linguaggio dell’abbraccio, non è un’invenzione che improvvisamente, fin da un inizio ben determinato, si manifesta con delle caratteristiche codificate che lo identificano chiaramente, ma si sviluppa proprio in seguito a delle situazioni storiche e sociali in cui la comunicazione linguistico-verbale è quanto meno difficoltosa, se non impossibile: la parola  presuppone la conoscenza della stessa lingua da parte degli interlocutori, dello stesso vocabolario, e la comprensione del linguaggio verbale implica, appunto, la conoscenza del relativo codice, se non addirittura una condivisione della stessa cultura, delle stesse esperienze storico-sociali . Questa è la condizione essenziale per una comunicazione verbale, solo così avviene la condivisione di conoscenze, di pensieri, di esperienze, di emozioni.

E quando la comunicazione verbale non è possibile, il suono e il gesto, la musica e il ballo, possono diventare il linguaggio, il veicolo per una condivisione di esperienze, di emozioni, di sentimenti che la parola in questo caso non può veicolare.

Nell’800, e soprattutto verso la fine dell’ ‘800, verso il 1880, grazie alla Costituzione dello stato dell’Argentina e alle specifiche leggi che incoraggiavano l’immigrazione,(1) molti furono gli immigranti che si avventurarono in Argentina in cerca di fortuna: da una parte l’Argentina, un paese esteso 9 volte l’Italia e  sottopopolato, aveva l’esigenza di popolare le grandi regioni, soprattutto quelle  conquistate nella recente guerra della triplice alleanza e con la cosiddetta conquista del deserto (la Patagonia), dall’altra, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo molti europei, Italiani, Francesi, Ungheresi, Slavi, e non solo, ma anche Ebrei, Giapponesi, Africani, arrivavano in Argentina  per sfuggire a condizioni di estrema  povertà, di elevata pressione demografica, di  forte tassazione, concentrandosi nelle zone  intorno alle città portuali di  Buenos Aires, Rio de la Plata,  Montevideo.

Si trattava di immigranti principalmente contadini, e comunque con un bassissimo livello di scolarizzazione, che per lo più non conoscevano la lingua nazionale d’origine e che parlavano le svariate lingue e/o dialetti locali. Immigranti partiti dal loro paese per necessità e con la voglia, con la speranza, di riscattarsi da una vita di miseria, immigranti che ben presto si trovarono a vivere nell’insicurezza, con un senso di frustrazione, con la nostalgia del paese natio.

Forte è il sentimento di questa condizione che accomuna tanti immigranti, altrettanto forte è il loro desiderio di comunicare, di condividere esperienze, sensazioni, emozioni, sentimenti, con chi sta vivendo la medesima situazione: forte è il desiderio di integrazione, nonostante la difficoltà di comunicare tra di loro a livello verbale.

 

 

  1. 1853– Costituzione della Confederazione Argentina – art. 25 “Il governo federale incoraggerà l'immigrazione europea; non potrà restringere,   

           limitare o gravare con alcuna imposta  l'ingresso  nel territorio argentino degli stranieri che abbiano per oggetto coltivare la terra, 

           migliorare le industrie, introdurre e insegnare le scienze e le arti. »

1876 – Il governo argentino decide la possibile di assegnazione gratuita di terreno, o pagabile a prezzo molto contenuto e a rate

                  1882 - Il governo argentino promulga una legge per la quale  vengono concessi gratuitamente, a tutti  i nuclei familiari, venticinque ettari

                             di terreno.

 

 

 

“Ti faccio sentire la musica del mio paese … e intanto ti faccio sentire il suono dello strumento musicale che so suonare (flauto, chitarra, violino, mandolino … strumenti da strada ) … senza spartito, improvvisando … e intanto ti comunico, ti faccio condividere un po’ le mie emozioni e i miei sentimenti attraverso il mio modo di suonare …. Mentre da te apprendo il tuo modo, le tue emozioni … Perché non proviamo a suonare insieme ?!?! Proviamo a suonare a modo nostro anche le musiche argentine, di Rio de la Plata….”

E’ più facile comunicare suonando … magari suonando insieme.

Ne nasce una musica improvvisata, fortemente cadenzata …. Che a volte evoca musiche e canti popolari di paesi lontani …. Suonando insieme ci si comunica …si mettono in comune esperienze, si condividono sensazioni, emozioni, sentimenti, non c’è bisogno di parole, non c’è bisogno di una conoscenza linguistica, basta adattarsi un po’ al ritmo, alla cadenza dell’altro …

Una musica che coinvolge … che invita a qualche passo di danza, che invita ad una relazione di coppia danzante: un ballo improvvisato là dove sono presenti i suonatori, per strada, o nei locali frequentati dai poveri immigrati suonatori, locali di certo non “signorili”, anzi, popolari … ultrapopolari.

Una coppia di danza che non sempre si riconosce nell’incontro dei due sessi, perché il numero di donne immigrate e frequentanti quei locali è decisamente inferiore a quello degli uomini: la danza in coppia diventa a volte semplicemente evocatrice di ricordi … di sensazioni …. di speranze ….

Una musica ufficialmente non conosciuta né riconosciuta nei locali frequentati dalla “buona società”.

E via via ci si trova a cogliere un sentimento di comunanza nel suonare e nel ballare che corrisponde alla situazione che accomuna il gruppo di immigrati, alla loro condizione e alle loro sensazioni, ai loro sentimenti.

I Gauchos, provenienti dalla pampa, rievocano la Payada, caratteristica forma di poesia popolare, da Cuba arriva la danza spagnola Habanera portata dai marinai che sbarcano a Rio de la Plata, e proprio dalla “camminata” dell’Habanera ha origine la Milonga, stile caratterizzato da uno stretto abbraccio e dai movimenti contenuti, e  i neri sbarcati al porto di Buenos Aires portano la loro danza caratteristica, il Candonbe.

Ai primordi del tango, intorno al 1880, si trova il Canyengue, caratterizzato da rapidi e corti movimenti.

Il ballo diventa non solo scambio di esperienze di danza: ballando in due ognuno riprende in parte movenze già apprese in passato, in parte si adatta alle movenze del compagno che a sua volta mette in gioco le sue movenze già apprese … in gran parte, quindi, si improvvisa, adeguandosi alla musica del momento . Ma lo scambio di movenze diventa condivisione di sensazioni, il ballo a poco a poco diventa condivisione del piacere dei sensi … un ballo sensuale, che non si limita a scambio di conoscenza di movenze conosciute, ma che si allarga, proprio nell’improvvisazione, alla condivisione sensuale .

A poco a poco l’insieme di strumenti musicali, l’insieme di esperienze musicali fuse nell’improvvisazione del momento, diventa riconoscibile, inconfondibile, per le sue caratteristiche, non solo per la cadenza ritmica, ma soprattutto per la sua “coloritura” comunicativa: quella musica diventa “tango”, la cui etimologia non trova un’esatta collocazione  in qualche particolare lingua, ma si confonde nei meandri delle ipotesi più svariate.

Il tango trova così una sua identità e si allontana a poco a poco da quell’atmosfera popolare che l’aveva caratterizzato inizialmente: viene riconosciuto e suonato anche in locali non proprio popolari, si diffonde la sua conoscenza e l’apprezzamento,  fino a diventare nazionale ed internazionale.

 

Agli strumenti musicali facilmente utilizzabili per strada, si aggiungono la fisarmonica, il bandoneon e il pianoforte, scompare a poco a poco il flauto, e così il tango viene ad acquisire un’inflessione più lenta e grave, a volte con cadenza struggente: nato dalla fusione di generi e di esperienze musicali originari da diversi paesi, in un contesto sociale ben individuabile nell’atmosfera nostalgica, melanconica eppur passionale e sensuale degli immigrati, il tango si trova ad essere espressione di tale temperie culturale.

Le tematiche del tango, pur avendo origini di tipo sociale, sono comprese ed espresse in un ambito esistenziale: il ricordo e la nostalgia del paese natio da cui ci si sente sradicati, l’ansia di un viaggio che riserva un futuro sconosciuto, un sentimento d’amore vissuto con sofferenza.

Il tango stesso diventa linguaggio, diventa cultura: suono e movenze, ancor di più della sintassi linguistico-verbale, danno vita alla condivisione delle più sottili sensazioni, delle più sottili emozioni, dei più sottili sentimenti, rinviano a quanto la parola non dice.

Il tango, inteso come musica e ballo in un insieme indivisibile, diventa mediatore di stati emozionali a livello empatico, che altrimenti rimarrebbero indescrivibili e incomunicabili, diventa un dialogo creativo, sensuale, via via istintivo, in cui la relazione avviene in spazi simbolici declinati in sequenze, passi, movimenti, tempi: “El idioma del brazo”.

E, come tutti i linguaggi, anche il tango viene codificato, articolato in figure dalla varia lunghezza in cui la coppia manifesta l’immediata intesa, la maliziosa complicità intuitiva e istintiva:  rimane aperto il gioco dell’ improvvisazione, della creatività del momento, in base alla sensibilità musicale di chi balla.

Angel Villoldo, compositore, cantante e musicista, autore di “El Choclo” e di “La Morocha”, e Alfredo Gobbi con la moglie Flora Rodriguez degli autori contribuiranno non poco alla diffusione del tango all’estero.

Nel 1908 le riviste musicali francesi pongono l’attenzione sul tango, e nello stesso anno il maestro Giraudet riconosce il tango come danza; nel 1911 il tango viene presentato all’Esposizione internazionale di Parigi, suscitando grandi entusiasmi tra i ballerini e gli studiosi di danze di coppia e altrettanto aspre critiche da parte degli accademici e degli ordini ecclesiastici. A Parigi il tango viene a perdere la caratteristica dell’improvvisazione, e così viene meno anche la sua forte colorazione sensuale, per un adattamento ai costumi europei.

Sulla scia del successo parigino, a Buenos Aires si aprirono lussuosi locali, dai nomi francesi e arredati alla parigina, dove protagonista era il tango: gli anni ’20 costituiscono l’epoca d’oro del tango in Argentina, che dura fino al colpo di stato del 1930.

Locali dedicati esclusivamente al tango furono aperti anche in America, anche a New York.

Rinnegato poi come “ballo popolare di massa” negli anni ’40, sarà Astor Piazzolla a far ritornare in auge il tango proponendolo in nuova versione, difficilmente ballabile, ma evocatore di forti emozioni e sentimenti.

Oggi il tango, come ballo, sta vivendo un nuovo periodo di splendore, e innumerevoli sono le scuole, anche in Italia.

 

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